Consumi deboli in estate e Pil fermo nel terzo trimestre. Difficile, in questo scenario, raggiungere il target di una crescita 2024 attorno o poco superiore all`1%, salvo aggiustamenti statistici o sorprese legate all`imminente revisione dei conti da parte dell`Istat. L’inflazione, a settembre, dovrebbe registrare una variazione nulla su base mensile e una crescita dello 0,9% su base annua. Il rallentamento, seppur contenuto, è in linea con le attese e consolida le stime di una variazione prossima all`1% nella media del 2024. È questo il quadro tracciato dall’Ufficio Studi di Confcommercio nella congiuntura economica. Non c’è pessimismo, ma fiducia nella possibilità di recuperare il trimestre perso.
“I mesi estivi – ha osservato Confcommercio – più che diradare le ombre sembrano aver consolidato il clima d`incertezza sulle prospettive a breve dell`economia, con l`emergere di alcuni segnali di rallentamento”. La stima del Pil del terzo trimestre, dunque, “è di una variazione congiunturale nulla, corrispondente a una crescita dello 0,6% rispetto a un anno prima. Questa valutazione “è sintesi di una riduzione a luglio, lievemente superiore alle nostre stime preliminari anche per un andamento del turismo meno favorevole, e di un modesto recupero ad agosto, a cui è seguita una stagnazione a settembre”. Le oscillazioni mensili degli indicatori congiunturali “tradiscono la mancanza di una chiara direzione di marcia dell`economia italiana. Intanto, il terzo trimestre è andato perso. Si punta sul quarto”.
In questo modo “si complicherebbe la possibilità di una crescita del Pil per il 2024 attorno o poco superiore all`1%, salvo poi la probabile correzione al rialzo della stima per l`anno nel complesso dovuta al fatto che il 2024 ha 4 giornate lavorative in più del 2023. Si spera, inoltre, che l`imminente revisione dei conti da parte dell`Istat procuri sorprese favorevoli non solo sui livelli correnti del prodotto ma anche sui profili trimestrali a valori reali”. In attesa della revisione dell’Istituto nazionale, attesa per lunedì, la stima di Confcommercio per il 2024 resta quella di una crescita a +0,9%.
In vista della manovra economica il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, considerando il clima d’incertezza e la debolezza dei consumi chiede al governo di “confermare il taglio del cuneo fiscale, l`accorpamento delle aliquote Irpef e ridurre progressivamente, e in modo strutturale, il carico fiscale su famiglie e imprese”.
Sul fronte dell’inflazione “il contenuto rallentamento è in linea con le attese e consolida le stime di una variazione prossima all`1% nella media del 2024 anche in presenza di possibili transitori rialzi nel confronto annuo dovuti ad effetti statistici”. La scomparsa dell`inflazione, soprattutto per quei beni e servizi che le famiglie acquistano con maggior frequenza unitamente ai recuperi sul fronte delle retribuzioni, “potrebbe contribuire a ridare quello slancio ai consumi necessario a rivitalizzare le fragili prospettive di crescita”.
Secondo Confcommercio, dunque, non mancano “alcuni elementi molto positivi, dall`evoluzione dei quali dipenderà il raggiungimento o meno di buone performance per l`anno in corso”. Il mercato del lavoro conferma la sua dinamicità, con il numero di occupati che ha toccato a luglio il massimo storico. Grazie al rallentamento dell’inflazione si registra un “miglioramento del reddito disponibile reale, già registrato nel primo quarto grazie ai rinnovi contrattuali”. La catena reddito-fiducia-consumi “sembra però essersi inceppata”. La spesa delle famiglie non cresce o, almeno, non cresce quanto potrebbe. Probabilmente una nuova crescita della fiducia a settembre e ottobre porterebbe a superare di slancio questa fase attendista. Ma “è un processo tutto da costruire, assieme alla crescita decisiva dell`ultimo quarto dell`anno”.
I consumi, misurati nella metrica dei dati grezzi dell`Indicatore consumi Confcommercio, registrano ad agosto, finito l`effetto incentivi sulle autovetture, una crescita su base annua contenuta e pari allo 0,5%. I beni sono sostanzialmente fermi e i servizi mostrano una variazione dell`1,2%. A supportare la stabilizzazione della domanda il dato destagionalizzato mostra un calo dello 0,1% su luglio dell`indicatore ed una stasi dei consumi per i servizi. “Senza la spinta dei consumi non si cresce”, avverte l’associazione.
























