Dall’esito dell’incontro a Palazzo Chigi sulle nuove norme in preparazione in materia di immigrazione i sindacati paiono finalmente tutti d’accordo. Con qualche sfumatura, certo. Complessivamente, “positivo” è l’aggettivo che accomuna i commenti dei tre segretari di Cgil, Cisl e Uil, Maria Grazia Gabrielli, Daniela Fumarola e Santo Biondo che apprezzano la convocazione (seppure tardiva) da parte del governo di questo incontro e l’approccio pragmatico proposto attraverso le misure correttive della disciplina in materia di controllo dei traffici irregolari. Un tema quello dell’immigrazione, fondamentale per il nostro paese, come osserva Fumarola, che “bisogna assolutamente affrontare in maniera concreta”, soprattutto per quanto riguarda il processo di arrivo dei lavoratori stranieri nel nostro Paese.
In particolare, i tre sindacalisti concentrano all’unanimità la propria attenzione sul superamento del click day, per il quale il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha proposto un incremento durante l’anno con più sessioni per tipologie di settore. E in attesa che il superamento possa avvenire, la Cisl accorda il proprio favore alla proposta governativa, posto che “vogliamo esserci attraverso una governance partecipata”, ha precisato Fumarola. “Attraverso la bilateralità può esserci l’incontro tra mondo dei lavoratori e delle imprese per capire il reale fabbisogno e rafforzato questa idea attraverso la formazione”.
Fumarola ha sottolineato che l’impegno è “sviluppare la formazione sia nei luoghi di provenienza dei migranti che in Italia”. Il numero due della Cisl ha aggiunto che “bilateralità significa anche presa in carico di queste persone per spiegare loro che esiste una contrattazione che li tutela e che esiste un sistema che le organizzazioni possono mettere a disposizione. Non arrivano braccia, ma persone. Hanno bisogno di una casa, assistenza”.
La Cisl ha inoltre chiesto “anche di rinforzare le dotazioni organiche che sono in sofferenza. Mantovano ha riferito che si continuerà in un percorso di confronto – ha concluso Fumarola – ci sarà un decreto. La prima opzione è aumentare i click day nella prospettiva di superarli”.
Più netta la posizione della Cgil, che pare non aprire alla gradualità del passaggio. “Per noi bisogna arrivare al superamento del click day e un cambio dell’impianto del decreto flussi sta insieme ad un cambio delle politiche migratorie. Una riforma di insieme”. Così la segretaria confederale della Cgil Maria Grazia Gabrielli, rimarcando la necessità di garantire tutele a questi lavoratori stranieri, altrimenti è “più facile cadere nelle reti del caporalato, dello sfruttamento, dell’irregolarità”.
La proposta di Gabrielli è di “superare il click day e avere un sistema di scorrimento annuale con cui le persone possono entrare senza essere vincolate ad una particolare data e a una sorta di lotteria. Per noi anche il meccanismo delle quote va superato: il parametro sia il fabbisogno, con cui poter entrare e soprattutto avere un contratto regolare”. Tra i correttivi, infatti, il sottosegretario Mantovano ha parlato di incentivare la precompilazione delle domande, anticipata rispetto al click day, ampliando e rendendo effettivi così i tempi per i controlli e i controlli stessi; i fabbisogni di manodopera – e, di conseguenza, le quote – verrebbero definiti sulla base delle domande precompilate.
C’è poi l’annosa questione della legge Bossi-Fini, che però sul tavolo parrebbe non esserci: “Non è stato considerato un tema da affrontare – ha affermato Gabrielli -, sostanzialmente dal governo è escluso”. Ma se il governo esclude, il tema resta al centro della contestazione sindacale.
Per il segretario confederale della Uil, Santo Biondo, in materia di immigrazione “non servono prove di forza né ci si può abbandonare alla propaganda, ma occorrono iniziative dirette a sottrarre alla condizione di clandestinità, alimentata dal malfunzionamento del dispositivo dei flussi, gli immigrati che entrano in Italia per lavorare. Ecco perché – ha sottolineato – il decreto flussi non va rattoppato, ma va superato, e con esso anche l`anacronistica legge Bossi-Fini, poiché il funzionamento di tale strumento, come sostenuto anche dal governo, è ormai nelle mani della criminalità organizzata”.
Il segretario confederale della Uil ha poi affermato che “questo meccanismo non può funzionare sia per la cronica carenza di personale nelle amministrazioni statali coinvolte sia perché improntato su un incrocio al buio tra domanda e offerta di lavoro. Risulterebbe, invece, molto utile attivare in tutte le prefetture i consigli territoriali per l’immigrazione, quali luoghi in cui realizzare una collaborazione strategica tra Istituzioni e parti sociali. Così come sarebbe necessario individuare nuovi e diversificati canali di ingresso per lavoro di cittadini stranieri”.
In questa prospettiva, ha rimarcato Biondo, “attraverso meccanismi incentivanti e in assenza di pericolosità sociale, bisognerebbe dare la possibilità di emergere a quegli immigrati, circa 600.000, che sono già in Italia, piuttosto che lasciarli, senza permesso di soggiorno, in balia di caporali e della criminalità organizzata. Inoltre, occorrerebbe consentire l`ingresso per lavoro a quegli immigrati in possesso di professionalità che le imprese faticano a trovare sul territorio. Si dovrebbe, poi, ritornare a ragionare sul permesso di soggiorno tramite sponsor e sul permesso di soggiorno per attesa occupazione. E, infine, servirebbero più ispettori e più ispezioni nei cantieri e nei luoghi di lavoro”.
Secondo la Uil “tutte le iniziative, di accoglienza e integrazione, dirette a sottrarre alla condizione di clandestinità gli immigrati, aiuterebbero anche il lavoro delle istituzioni nel rendere più sicure le città e nel mettere fine alla piaga delle morti e degli infortuni sul lavoro”.
e.m.



























