A maggio sono oltre 108mila i contratti collettivi di produttività depositati presso al ministero del Lavoro dal 2018, grazie agli incentivi fiscali e contributivi previsti per le imprese. Se da un lato la diffusione del fenomeno è ormai consolidata, dall’altro emergono limiti informativi e metodologici che riducono la capacità di valutare davvero l’impatto di questi strumenti sul miglioramento delle performance aziendali e sulle retribuzioni dei lavoratori. E’ quanto rileva un’analisi dei Adapt, secondo cui informazioni più complete potrebbero aiutare la diffusione di questi strumenti.
Tra i dati principali emerge come non si sia mai superata la quota di 14mila contratti attivi per ciascun anno, con 13.761 contratti attivi nel 2024, in linea con gli anni precedenti. Spicca in particolare il fatto che il 74% (2024) dei contratti è localizzato nel Nord Italia, contro il 16% del Centro e il 10% del Sud. Va però tenuto in considerazione che la geolocalizzazione si basa sulla sede legale e non operativa.
Per quanto riguarda la dimensione delle imprese il 47% dei contratti è stipulato da imprese con meno di 50 dipendenti, sfatando l’idea che la contrattazione di secondo livello sia appannaggio solo delle grandi aziende. Infatti, le imprese con più di 100 dipendenti coprono il 36% in media dei contratti, mentre il 15% riguarda le imprese di media dimensione (50-99 dipendenti).
Paragonando questo dato con quello della composizione del tessuto imprenditoriale italiano appare chiaro, aggiunge Adapt, come le piccole-medie imprese siano sotto-rappresentate, costituendo la quasi totalità delle aziende registrate in Italia (99,6% secondo dati Istat, 2021). Per quanto riguarda gli indicatori segnalati nei contratti, quello che appare più frequentemente è la produttività, seguito da redditività e qualità, mentre efficienza ed innovazione vengono ancora tralasciate. Il settore dei servizi si conferma poi dominante, con il 60% dei contratti stipulati nel 2024. Il settore dell’industria si attesta al 39% mentre l’agricoltura coinvolge solo l’1% dei contratti.
Dal 2019 i report riportano anche il numero stimato dei lavoratori coinvolti: nel 2024 oltre 4 milioni di lavoratori sono stati potenzialmente beneficiari, con un valore medio annuo del premio pari a 1.494 euro. La ricerca Adapt evidenzia l’urgenza di ampliare la raccolta dati anche agli obiettivi finora esclusi (come l’innovazione), superare i limiti della localizzazione su base formale, integrare l’analisi quantitativa con strumenti qualitativi e valutare l’efficacia degli incentivi pubblici alla contrattazione di produttività.























