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Rapporto Eurispes, il 53,8% degli italiani è pessimista sull’andamento dell’economia del Paese

redazione
Maggio24/ 2023

È in corso questa mattina a Roma la presentazione del Rapporto Italia 2023, giunto alla sua trentacinquesima edizione. Dai primi risultati emerge che il 53,8% degli italiani esprime un giudizio negativo sull’andamento dell’economia del Paese, ravvisando un netto peggioramento nel 26,1% dei casi e un lieve peggioramento nel 27,7%. Secondo il 18,4% degli intervistati la situazione è rimasta stabile, mentre solo un’esigua percentuale di italiani ha percepito dei miglioramenti (il 6,2%; 4,9% “un po` migliorata” e 1,3% “nettamente migliorata”). Circa un italiano su cinque non si è espresso.

Dal confronto con gli anni precedenti si evidenzia come la crisi pandemica abbia fatto da spartiacque. Fino al 2020, infatti, fatta eccezione per il 2017, prevaleva l’opinione secondo cui la situazione fosse sostanzialmente stabile. A partire dal 2021 le tendenze si sono spostate verso l’idea un peggioramento generale; in particolare, dopo il primo anno di pandemia, la maggior parte del campione (54,4%) percepiva un netto peggioramento. Rispetto allo scorso anno sono però, seppur di poco, diminuiti gli intervistati che hanno osservato un peggioramento netto (-3,7%) e un lieve peggioramento (-1,6%), aumentando quanti affermano che la situazione sia rimasta stabile (+4,1%). D’altro canto, si osserva una diminuzione di quanti percepiscono la situazione in miglioramento: nel 2023 sono il 6,2% (-4,1%).

Secondo il 31,2% degli italiani la situazione economica italiana nei prossimi dodici mesi resterà stabile, mentre per circa il 30% peggiorerà. Solo l`8,5% si dice convinto che ci sarà un miglioramento e ben il 30,2% non sa o non risponde. Ad essere più pessimisti sono i cittadini che abitano al Sud (42,7%) e nelle Isole (41,6%) e nel Centro (30,8%). Nonostante la percezione di un peggioramento generalizzato, il 42% dei cittadini intervistati risponde che la situazione economica personale/familiare negli ultimi 12 mesi è rimasta stabile. D’altra parte, complessivamente il 37,9% degli italiani denuncia un peggioramento della propria condizione economica (lieve e netto). Circa il 9% dei cittadini riferisce un miglioramento. La situazione appare particolarmente peggiorata per i rispondenti delle Isole (52,6%). In tutte le altre aree geografiche il dato si ferma al di sotto della metà del campione.

La spesa che più spesso mette in difficoltà le famiglie italiane è il pagamento del canone d’affitto (48,4%), seguita dalle bollette e utenze (37,9%) e con pochissimo distacco dalla rata del mutuo (37,5%), mentre tre italiani su dieci hanno difficoltà a pagare le spese mediche (30,1%). Sul fronte del risparmio solo circa un italiano su quattro afferma di riuscire a risparmiare (24,6%) e il 38,9% delle famiglie è costretta ad utilizzare i risparmi per arrivare a fine mese; solo il 33,4% delle famiglie italiane arriva a fine mese senza grandi difficoltà. Rispetto al 2022 diminuiscono gli italiani che attingono ai risparmi per arrivare a fine mese (-6,4%), sono aumentati di circa due punti quelli che riescono a risparmiare.

La posizione lavorativa incide sulla serenità nell’affrontare le spese e sulla capacità di risparmio. Quasi la metà degli operai risponde di dover utilizzare i risparmi per riuscire ad affrontare tutte le spese mensili (49%) e la stessa necessità è riscontrata dal 46,2% dei lavoratori autonomi. Solo il 17% dei lavoratori autonomi arriva a fine mese senza difficoltà (25,5% per gli operai) ed entrambe le categorie riescono a risparmiare in poco più del 19% dei casi. Queste difficoltà si riflettono sulla possibilità di affrontare serenamente le spese, con gli operai che denunciano più sforzi rispetto a tutte le altre categorie, sempre seguiti dai lavoratori autonomi, ad eccezione delle utenze per le quali gli operai (65%) sono seguiti dai militari (50%).

Per quanto riguarda il bisogno di liquidità il 36,8% degli italiani intervistati ha chiesto sostegno finanziario alla famiglia di origine, il 21,5% è ricorso al sostegno di amici, colleghi e altri parenti e il 19,5% ha dovuto chiedere soldi in prestito a privati (non amici o parenti) non potendo accedere a prestiti bancari, entrando qui con tutta probabilità in circuiti usurai; inoltre, circa un italiano su quattro ha ottenuto liquidità mettendo in vendita beni o oggetti su canali di compravendita on line (24,8%) e il 16,8% ha dovuto vendere o ha perso beni come la casa o l’attività commerciale/imprenditoriale. Il ricorso al sostegno di amici, colleghi e altri parenti ha oscillato intorno ad una percentuale del 15% negli anni 2019-2021, per salire al 18,2% nel 2022; quest’anno subisce un ulteriore incremento (+3,3%).

Approfondendo sulla necessità di ricorrere a prestiti bancari o presso finanziarie, il 65,4% degli intervistati afferma di non averne richiesti negli ultimi 3 anni, il 17,4% vi ha fatto ricorso ed è quasi analoga la percentuale di quanti preferiscono non rispondere (17,2%). A chiedere più spesso un prestito sono stati i cittadini e le famiglie del Sud (22,2%) e delle Isole (20,8%); più spesso si è trattato di operai (28,1%) e imprenditori (25%), seguiti dagli appartenenti alle Forze dell’ordine/militari (22,9%), impiegati (21,4%), liberi professionisti, commercianti e dirigenti (fra il 20,7% e il 19,4%) e a chiudere i lavoratori autonomi (17%). Le due categorie di spesa per le quali gli italiani hanno più spesso fatto ricorso a banche e finanziarie sono l’acquisto della casa (37,4%) e l’acquisto di auto/motoveicoli (36,3%); segue il pagamento di utenze e spese correnti (26,3%), saldare prestiti contratti con altre banche/finanziarie (23,2%), l’acquisto di elettrodomestici o altri beni di consumo (21,5%), le spese di carattere medico (17,6%), le spese relative al matrimonio o altre occorrenze (13,3%) e quelle relative a fare una vacanza (7,6%).

e.m.

redazione